Gli articoli dell'Avv. Pagliarulo

La I Sezione Civile della Corte d'Appello di Lecce, con sentenza 377/2020 del 27/02/2020, ribadisce la natura ed il perimetro degli obblighi restitutori operanti tra i genitori dei nubendi nel caso di mancato matrimonio ed in assenza di formale promessa, delineati dalla sentenza del Tribunale di Lecce, n. 1163/2016 del 04.03.2016; trova pertanto autorevole conferma la tesi difensiva dell'Avv. Pagliarulo articolata attraverso il contemperamento del principio del “quindquid inaedificatur solo cediti” con il divieto di ingiustificato arricchimento di cui all’art. 936 del c.c.. 


In breve rileva la Corte che con atto di citazione in data 29.06.2009, XY conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Lecce, XX per sentirla condannare al pagamento, in suo favore, della somma di € 36.500,00, oltre rivalutazione ed interessi, quale valore dei materiali e del prezzo della mano d'opera impiegati per i lavori di ristrutturazione eseguiti sull'immobile di proprietà della convenuta, oltre spese di lite.

Si costituiva in giudizio la XX che contestava integralmente la domanda attorea, assumendo che nessuna somma era dovuta al XY, in quanto i lavori eseguiti nella casa di sua proprietà erano stati effettuati in virtù di un accordo, raggiunto fra le parti in prospettiva del matrimonio dei rispettivi figli. La V. avrebbe messo a disposizione dei giovani la propria casa di abitazione così che potessero utilizzarla dopo il matrimonio; il XY avrebbe eseguito a sue spese tutti i lavori necessari per rendere l’immobile adatto alle esigenze dei futuri sposi.

La XX spiegava, inoltre, domanda riconvenzionale, chiedendo il risarcimento dei danni per il mancato utilizzo dell'immobile, nonché per la diminuzione del valore dello stesso.

Esaurita la fase istruttoria, il Tribunale, con sentenza in data 4.3.2016, accoglieva la domanda attorea, condannando la V. al pagamento della somma di euro 36.500,00, oltre interessi legali, mentre rigettava la domanda riconvenzionale proposta dalla convenuta.

Riteneva il primo giudice che la convenuta fosse tenuta, in applicazione dell’art. 936, comma 2, c.c., al pagamento dei materiali e della mano d’opera impiegati dal XY per la ristrutturazione dell’immobile di proprietà della XX.

La liceità degli interventi eseguiti dall’attore escludeva inoltre, secondo il Tribunale, la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 2043 c.c. per il risarcimento dei danni richiesto dalla convenuta.

La predetta sentenza è stata impugnata da XX, che ha chiesto il rigetto della domanda attorea e l’accoglimento di quella riconvenzionale da lei proposta.

Si è costituito in giudizio XY a ministero dell'Avv. Giovanni Pagliarulo, che ha concluso per il rigetto dell’appello.

La Corte, sposando in pieno le testi difensive dell'Avv. Pagliarulo,  ha respinto l'appello affermando i seguenti principi. 

1) nel caso di specie l’esercizio dello ius tollendi da parte dell’appellante è escluso dal consenso pacificamente prestato dalla stessa all’esecuzione dei lavori in questione, in applicazione dell’art. 936, comma 4, c.c., sicché la sua facoltà di scelta fra la ritenzione delle opere e la loro rimozione non ha subito alcuna limitazione per effetto dell’asserita mancanza di autonomia strutturale delle predette opere

2) sulla entita dell'obbligo restitutorio  afferma  che le risultanze processuali non dimostrano affatto l’esistenza di un rapporto contrattuale fra le parti finalizzato alla ristrutturazione dell’immobile: si trattava, infatti, solo di un’iniziativa del XY, condivisa dalla XX, proprietaria dell’abitazione, nella prospettiva del matrimonio dei rispettivi figli, senza alcun impegno reciproco.

3) La ristrutturazione dell’immobile doveva costituire un’attribuzione patrimoniale gratuita da parte dell’appellato in favore del figlio, attribuzione che, venuta meno l’originaria destinazione (non essendo stato più celebrato il matrimonio), non può configurarsi come donazione indiretta a favore della proprietaria dell’abitazione, così da comportare una rinuncia all’indennità prevista dall’art. 936, comma 2, c.c., risolvendosi altrimenti in un indebito arricchimento di quest’ultima (Cass. n. 9872/2000)

4) in ordine alla prova dell'entita dell'apporto di materiali e manod'opera, si afferma che la determinazione del valore economico delle opere realizzate dal XY è stata effettuata dal C.T.P. della (stessa) XX in modo rigoroso, sulla base di una stima analitica, che ha tenuto conto delle diverse fasi lavorative e dei prezzi medi delle categorie dei lavori in questione adottati in ambito locale.

5) Infine sulla sulla riconvenzionale respinta osserva la Corte che, come correttamente rilevato dal Tribunale, alcuna condotta illecita può addebitarsi al XY, avendo questi effettuato le opere di ristrutturazione con il pieno consenso della XX e con la comune intenzione di beneficiare i rispettivi figli, sicché non ricorrono i presupposti di cui all’art. 2043 c.c.

01/05/2020

(Avv. Giovanni Pagliarulo)

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